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Comprendere i mercati nazionali e internazionali dei molluschi bivalvi, comprese le tendenze e il comportamento dei consumatori

Comprendere la struttura e le dinamiche dei mercati nazionali e internazionali dei molluschi bivalvi allevati nei Paesi che fanno parte del consorzio OPTIMA

Il mercato dei molluschi bivalvi rappresenta un pilastro fondamentale dell'economia blu europea, contribuendo per il 30% al fatturato totale dell'acquacoltura dell'UE nel 2021, con un valore di circa 1,27 miliardi di euro

 

Fig. 24 - La macro realtà del settore dell'acquacoltura di molluschi bivalvi nell'UE.

 

La struttura di questo settore è caratterizzata da una prevalenza molto elevata di micro e piccole imprese che forniscono un ampio sostegno all'occupazione nelle comunità costiere. Nei cinque Paesi esaminati, esistono modelli organizzativi profondamente diversi: in Italia e in Spagna, la filiera è incentrata su cooperative e consorzi di produttori che cercano di contrastare l'atomizzazione del settore per ottenere un maggiore potere contrattuale nei confronti della grande distribuzione. In Spagna, in particolare, la DOP "Mejillón de Galicia" e le Organizzazioni di produttori (OP) gestiscono volumi industriali (circa 250.000 tonnellate all'anno), integrandosi strettamente con l'industria conserviera. L'Italia, pur essendo leader europeo nella produzione di vongole, soffre di una maggiore frammentazione nella mitilicoltura; nonostante la presenza di una certificazione DOP per la cozza Scardovari, la concorrenza interna tra le microimprese sparse lungo le coste è molto elevata. Al contrario, la Francia ha un mercato estremamente maturo e specializzato, in cui il valore è garantito da marchi prestigiosi come Label Rouge e l'IGP Marennes Oléron, e in cui le vendite dirette in azienda o nei mercati locali spesso superano il 50% della produzione, garantendo margini di profitto più elevati per il produttore. L'Irlanda ha sviluppato un modello orientato quasi esclusivamente alle esportazioni verso i Paesi asiatici. Il governo e le istituzioni sostengono questo modello e hanno garantito che quasi tutti i prodotti che lasciano il paese siano certificati. In Irlanda non esiste una produzione di cozze che non sia certificata MSC, un'etichetta che è stata ottenuta sia per le cozze allevate sul fondo marino sia per quelle allevate in impianti di palangari offshore. Per le ostriche, invece, le certificazioni sono garantite da certificazioni nazionali come il programma nazionale di sostenibilità Origin Green. La Grecia, invece, opera come hub di esportazione (80-90% della produzione) verso l'Italia e la Spagna, ma soffre di una struttura più individualistica, della mancanza di marchi di qualità e di ritardi burocratici nella creazione delle zone AZA (Allocated Zones for Aquaculture).

Le dinamiche di questi mercati sono intrinsecamente legate a fattori ambientali e sanitari: la classificazione delle acque (Classe A, B o C) determina i costi operativi, poiché i molluschi provenienti da aree non eccellenti devono passare attraverso centri di depurazione o di stabulazione prima della vendita. In Irlanda, l'elevata qualità naturale dell'acqua rappresenta un vantaggio competitivo unico, che spesso consente la commercializzazione diretta. Tuttavia, il cambiamento climatico sta alterando questi equilibri, con ondate di caldo che nel 2024 hanno causato una moria diffusa nel Mediterraneo (con temperature di 30 °C per mesi) e il cedimento fisiologico del bisso nelle cozze. Queste crisi spesso costringono a vendere al di sotto del costo per salvare il prodotto, facendo scendere i prezzi di mercato. A livello internazionale, la sfida principale rimane la concorrenza da parte di Paesi extra-UE, come il Cile, che esporta cozze nell'UE a prezzi molto bassi, a volte con etichette fuorvianti, esercitando pressione sui produttori locali. La resilienza del settore europeo dipende quindi dalla capacità di diversificare la produzione (ad esempio introducendo l'ostricoltura in Italia) e di monetizzare i servizi ecosistemici forniti dai bivalvi, come il sequestro del carbonio e la biofiltrazione dell'acqua.

Per quanto riguarda le normative per il commercio dei prodotti, l'accesso al mercato unico e le esportazioni, queste sono disciplinate da rigorose norme sanitarie europee, in particolare dal cosiddetto "Pacchetto Igiene" (Regolamenti CE 852/2004 e 853/2004), che stabilisce norme specifiche per i prodotti di origine animale destinati al consumo umano. Ogni lotto di molluschi bivalvi vivi destinati alla commercializzazione o alla reintroduzione nell'ambiente marino deve essere accompagnato da certificati sanitari armonizzati che ne garantiscano la tracciabilità e l'assenza di agenti patogeni o biotossine marine. Per il commercio con i Paesi terzi (non UE), l'Unione europea impone rigorosi controlli ufficiali attraverso il sistema TRACES (Trade Control and Expert System), che monitora i flussi di importazione per prevenire l'introduzione di malattie esotiche o specie esotiche invasive. Queste normative assicurano che il prodotto europeo mantenga il suo posizionamento premium, offrendo garanzie di sicurezza alimentare superiori a quelle dei concorrenti globali. Una conoscenza approfondita di queste normative e delle fluttuazioni dei prezzi, che raggiungono il picco durante le festività, soprattutto in Francia per le ostriche, è essenziale per consentire agli operatori di pianificare cicli di semina e raccolta che mitigano i rischi economici associati alla stagionalità e alle crisi ambientali.