Testo da leggere
Questioni e soluzioni relative ai problemi presenti nei Paesi coinvolti nel progetto: malattie, predatori, specie esotiche, temperatura del mare, cambiamento climatico, tempeste marine.
Problemi legati alla presenza di biotossine marine in ciascun paese
Le fioriture algali nocive (HAB) sono un problema diffuso, ciclico ed economicamente significativo in tutti i Paesi del progetto OPTIMA. Le microalghe come i dinoflagellati e le diatomee producono tossine naturali che i bivalvi, in quanto organismi filtratori, accumulano rapidamente nei loro tessuti, in particolare nella ghiandola digestiva (epatopancreas). Le principali sindromi sono la DSP (Diarrhetic Shellfish Poisoning, causata dall'acido okadaico proveniente da alghe del genere Dinophysis), la PSP (Paralytic Shellfish Poisoning, causata dalle saxitossine del genere Alexandrium, potenzialmente letali per l'uomo) e l'ASP (Amnesic Shellfish Poisoning, causata dall'acido domoico proveniente da diatomee del genere Pseudo-nitzschia). La presenza di biotossine non danneggia né uccide i molluschi, ma li rende temporaneamente inadatti e altamente pericolosi per il consumo umano. I metodi di rilevamento si sono gradualmente evoluti dai tradizionali (e controversi) saggi biologici sui topi a metodi chimici molto più precisi, rapidi e sicuri, come la cromatografia liquida abbinata alla spettrometria di massa (LC-MS/MS).
Le soluzioni attuali, purtroppo, non includono la purificazione (le tossine non vengono eliminate negli impianti di allevamento standard) e consistono in interruzioni temporanee della raccolta e della commercializzazione. Sono in corso lavori su sistemi di allarme rapido basati sulla modellazione idrodinamica, sulle immagini satellitari e sulla presenza di DNA ambientale rilevato da sensori o boe oceanografiche. Questi sistemi possono prevedere le fioriture e consentire agli allevatori di anticipare la raccolta prima dell'arrivo della tossina o, ove possibile, di spostare le proprie strutture in altre aree o più al largo.
Analizzando il fenomeno nei cinque Paesi partner di OPTIMA, emergono specificità legate alle dinamiche oceanografiche e agli approcci normativi:
In Spagna, il settore della mitilicoltura galiziana ha storicamente convissuto con la minaccia delle fioriture algali. Le spettacolari dinamiche di upwelling (risalita di acque profonde ricche di nutrienti) che rendono le rias così produttive sono le stesse che, in determinate condizioni di vento e temperatura, innescano massicce fioriture di Dinophysis (DSP) e, meno frequentemente ma con maggiore allarme, delle alghe responsabili della PSP. Il sistema di monitoraggio galiziano (gestito da INTECMAR) è considerato uno dei più avanzati e reattivi al mondo, con campionamenti quasi giornalieri. Tuttavia, una volta attivato il divieto di raccolta, questo può durare per mesi, causando perdite per decine di milioni di euro.
In Francia, la rete nazionale di monitoraggio del fitoplancton e delle ficotossine (REPHY), gestita da IFREMER, monitora attentamente oltre 300 punti lungo la costa. Le fioriture tossiche colpiscono sia le aree di produzione atlantiche (DSP e ASP) sia i bacini mediterranei come l'estuario di Thau, dove le fioriture di Alexandrium (PSP) hanno già causato prolungate interruzioni della produzione di ostriche e cozze. Anche in questo caso, l'impatto economico per gli allevatori è elevato, soprattutto se gli allarmi coincidono con periodi di picco della domanda commerciale.
In Italia, il problema riguarda in particolare la fascia costiera dell'Adriatico medio e superiore. La presenza di biotossine dell'acido okadaico lungo la costa adriatica è sempre più frequente: alte concentrazioni di tossine nel fitoplancton di cui si nutrono i bivalvi possono causare chiusure temporanee degli impianti. È sempre più frequente che le lagune e le zone al largo dove si concentra l'allevamento di vongole e cozze siano soggette a divieti di raccolta a causa del superamento dei limiti di DSP (spesso legati a fioriture di Dinophysis favorite dall'eutrofizzazione e dall'apporto di nutrienti dal fiume Po) e, in misura minore, di ASP. Le autorità sanitarie locali chiudono immediatamente le aree non appena i limiti di legge vengono superati nel campionamento ufficiale, riaprendole solo dopo 2 risultati consecutivi conformi entro 48 ore.
In Grecia, il Golfo di Salonicco, che rappresenta quasi tutta la produzione nazionale di cozze, è un'area particolarmente vulnerabile. Essendo un bacino semichiuso, è interessato da un ridotto ricambio idrico e dal massiccio apporto di nutrienti provenienti da fonti agricole. Qui, gli eventi di DSP tendono a essere particolarmente gravi durante la primavera e l'autunno, costringendo le autorità greche a chiudere per lunghi periodi le aree di allevamento. Ciò spinge gli allevatori a cercare aree al largo, dove le correnti disperdono meglio il fitoplancton tossico.
In Irlanda, nonostante abbia alcune delle acque più pulite d'Europa, le complesse correnti oceaniche trasportano regolarmente fioriture tossiche ai banchi di ostriche. L'Irlanda è anche il paese in cui è stata identificata per la prima volta una quarta sindrome, l'avvelenamento da azaspiracidi (AZP). L'approccio irlandese è caratterizzato dall'attuazione estremamente rigorosa e rapida dei protocolli di sicurezza alimentare, sotto l'egida della Sea Fisheries Protection Authority (SFPA). A differenza di altri Paesi che attendono i risultati del campionamento ambientale di routine, l'Irlanda ha normative che impongono il divieto immediato della vendita di ostriche e bivalvi al primo caso segnalato di malattia umana legata al loro consumo (come un'epidemia di norovirus, un'intossicazione alimentare o il sospetto di biotossine). Se le autorità sanitarie registrano anche un solo caso di infezione legato a un determinato banco di ostriche, l'area viene immediatamente chiusa per precauzione, in attesa di approfondite indagini virologiche o tossicologiche. Questo approccio a tolleranza zero è essenziale per proteggere la reputazione e il marchio premium delle ostriche irlandesi nei mercati internazionali di esportazione (principalmente Asia e Francia), ma espone gli ostricoltori locali a rischi commerciali estremamente elevati, che potrebbero portare alla chiusura completa dei loro allevamenti a causa di allarmi sanitari improvvisi e imprevedibili.