Questioni e soluzioni relative ai problemi presenti nei Paesi coinvolti nel progetto: malattie, predatori, specie esotiche, temperatura del mare, cambiamento climatico, tempeste marine.

Problemi legati alla presenza e ai tipi degli altri inquinanti in ciascun Paese (metalli pesanti, Escherichia coli)

Oltre alle biotossine naturali, l'inquinamento antropogenico rappresenta una grave minaccia per l'allevamento di bivalvi. L'inquinamento chimico comprende i metalli pesanti (cadmio, piombo, mercurio) provenienti dai rifiuti industriali e, più recentemente, l'inquinamento legato alle microplastiche e ai PFAS (sostanze perfluoroalchiliche). Tuttavia, il problema più quotidiano e strutturalmente impattante per la filiera è l'inquinamento microbiologico di origine fecale, rintracciato dal batterio indicatore Escherichia coli. Durante le forti piogge, i sistemi fognari sovraccarichi e il deflusso agricolo rilasciano enormi quantità di agenti patogeni (tra cui Salmonella, Norovirus ed Epatite A) negli ecosistemi costieri. La soluzione principale richiede l'utilizzo di centri di depurazione (CDM), dove i bivalvi vengono tenuti per ore o giorni in vasche di acqua di mare costantemente sterilizzata (spesso con luce UV o ozono) per purificarsi filtrando acqua pulita prima di essere rilasciati per la vendita.

Analizzando il contesto dei Paesi partner, le sfide legate agli inquinanti assumono forti connotazioni territoriali.

In Italia, l'impatto dell'inquinamento antropogenico è una questione particolarmente delicata, sia per le aree lagunari del Nord (come il Delta del Po e la Laguna di Venezia, dove il deflusso agricolo e urbano provoca frequenti picchi di E. coli) sia per le aree costiere del Sud. Un caso emblematico a livello europeo è quello del Mar Piccolo di Taranto, in Puglia, un bacino storico per l'allevamento di cozze (Mytilus galloprovincialis). Qui, la vicinanza a poli industriali pesanti (acciaio e cantieristica navale) ha causato in passato gravi problemi di bioaccumulo di inquinanti organici persistenti (come diossine e PCB) e metalli pesanti nei tessuti dei bivalvi. Per proteggere la salute pubblica, le autorità sanitarie (ASL) hanno dovuto attuare piani di monitoraggio estremamente rigorosi, a volte vietando la raccolta o richiedendo il trasferimento dei giovani molluschi in acque più pulite (Mar Grande) per completare il ciclo di crescita in sicurezza.

In Spagna, il motore dell'acquacoltura è concentrato negli estuari galiziani, ecosistemi straordinariamente produttivi ma vulnerabili. Nonostante l'eccellente ricambio idrico fornito dall'Oceano Atlantico, la forte pressione umana e urbana lungo le coste richiede un monitoraggio costante dei livelli di Escherichia coli. Ciò costringe il settore a classificare rigorosamente le aree di produzione e a fare ampio uso di centri di depurazione. Passando alla costa mediterranea spagnola (ad esempio, nella Comunità Valenciana), gli studi ambientali evidenziano una crescente attenzione all'accumulo di metalli pesanti (come piombo e cadmio) nei sedimenti costieri derivante dal traffico portuale e dagli scarichi storici. I bivalvi, che fungono da bioindicatori, riflettono questo inquinamento e richiedono un monitoraggio per garantire che i prodotti rimangano ben al di sotto dei limiti legali imposti dall'UE.

In Grecia, l'allevamento di cozze viene effettuato prevalentemente in grandi golfi semichiusi nel nord del paese, come il Golfo di Thermaikos. Queste aree beneficiano dell'apporto di acqua dolce dei grandi fiumi (come l'Axios e l'Aliakmon), essenziale per l'alimentazione dei bivalvi. Tuttavia, questi stessi fiumi trasportano in mare i residui dell'intensa attività agricola dell'entroterra, portando pesticidi, fertilizzanti chimici e carichi batterici fecali, soprattutto durante i periodi di forti precipitazioni. Inoltre, nei bacini semichiusi, il problema delle microplastiche sta emergendo con forza. Le cozze in sospensione filtrano grandi quantità di particelle di microplastica (spesso derivanti dalla degradazione di reti e attrezzature in plastica utilizzate per l'allevamento, nonché dalle acque reflue urbane), sollevando nuove preoccupazioni sia per il benessere fisiologico del mollusco stesso sia per l'esposizione cronica dei consumatori finali a questi contaminanti emergenti.

In Francia, l'allevamento di bivalvi (con una forte attenzione alla produzione di ostriche) si trova spesso in bacini semichiusi, estuari o lagune costiere (come il bacino di Arcachon nell'Atlantico o l'Étang de Thau nel Mediterraneo), che sono estremamente vulnerabili alla pressione umana. Il problema più acuto e ricorrente, in particolare durante la stagione invernale e in concomitanza con forti precipitazioni, è la contaminazione da norovirus. Il sovraccarico delle reti fognarie dei comuni costieri porta spesso allo scarico di acque reflue urbane trattate in modo inadeguato direttamente nelle aree di produzione. Poiché gli impianti di depurazione tradizionali faticano a eliminare efficacemente i virus piuttosto che i batteri, queste contaminazioni costringono le prefetture a imporre frequenti e improvvisi divieti preventivi di raccolta, causando un immenso danno economico al settore, soprattutto durante i periodi di picco dei consumi come le vacanze di Natale. Inoltre, il deflusso agricolo da vasti bacini idrografici interni contribuisce all'inquinamento da nitrati e pesticidi, rendendo la gestione integrata delle acque costiere una sfida nazionale prioritaria.

Nonostante vanti acque marine generalmente considerate tra le più incontaminate d'Europa, un fattore commerciale chiave per la produzione orientata all'esportazione di ostriche di prima qualità, l'Irlanda non è immune da questi problemi critici. Le aree di allevamento, situate principalmente in baie e laghi riparati (fiordi) lungo la frastagliata costa atlantica, sono sensibili agli apporti provenienti dai corsi d'acqua circostanti. Le intense e frequenti precipitazioni tipiche del clima irlandese causano un massiccio deflusso, che trasporta in mare i residui di fertilizzanti agricoli e i rifiuti del bestiame, oltre a provocare fuoriuscite dai sistemi fognari locali e dalle fosse settiche domestiche, spesso di dimensioni insufficienti. Ciò genera picchi temporanei di contaminazione microbiologica (Escherichia coli), che rappresentano una minaccia costante per la classificazione sanitaria delle aree di produzione. Il semplice declassamento di una baia dalla classe A alla classe B costringe gli allevatori a sostenere i costi aggiuntivi e il tempo logistico necessari per lo stabulazione e il relativo passaggio attraverso i centri di depurazione, con un impatto significativo sui margini di profitto e sulla competitività delle aziende.