Questioni e soluzioni relative ai problemi presenti nei Paesi coinvolti nel progetto: malattie, predatori, specie esotiche, temperatura del mare, cambiamento climatico, tempeste marine.
Problemi relativi a potenziali predatori o a specie esotiche con impatto in ciascun Paese
La predazione e l'impatto ecologico ed economico delle specie nocive sono problemi in rapida crescita in tutta Europa. Per comprendere appieno il fenomeno, è essenziale distinguere tra due fronti: da un lato, la pressione esercitata dai predatori locali (autoctoni), con i quali il settore ha storicamente convissuto; dall'altro, le nuove minacce poste dalle specie invasive (non autoctone o aliene). Il riscaldamento globale, unito all'intensificazione del traffico marittimo (che può trasportare larve o organismi adulti nell'acqua di zavorra o sugli scafi delle navi), sta alterando profondamente l'equilibrio degli ecosistemi costieri, favorendo in alcuni casi il rapido insediamento di specie aliene altamente competitive.
In Italia, il settore affronta problemi che riguardano in particolare le specie esotiche, ma anche i predatori autoctoni possono causare danni significativi. Per quanto riguarda le minacce autoctone, la mitilicoltura d'altura e costiera spesso trova difficoltà a coesistere con l'orata comune (Sparus aurata), che può nutrirsi di mitili in grandi quantità. Le potenti mascelle dell'orata locale frantumano letteralmente i gusci delle cozze in crescita, costringendo gli allevatori a sostenere costi estremamente elevati per coprire le graticciate con pesanti reti a prova di predatore. Lungo l'Adriatico, questi problemi sono solitamente causati dalle tartarughe marine (Caretta caretta), che spesso si nutrono di bivalvi. In questo caso, la predazione, dovuta anche ai forti becchi coriacei delle tartarughe, può portare alla rottura del sacchetto di plastica contenente le cozze, con conseguente perdita dell'intera porzione di prodotto.
Un problema ancora più significativo è causato da una specie non autoctona: il granchio blu Callinectes sapidus. Questa specie aliena, originaria delle coste atlantiche degli Stati Uniti, sta letteralmente decimando gli allevamenti di vongole (Ruditapes philippinarum) nel nord dell'Adriatico. Il granchio blu depreda senza pietà sia le vongole giovani che quelle adulte, con le sue forti chele in grado di tagliare le reti di fondo che coprono sempre più il prodotto. Inoltre, questa specie si riproduce in modo esponenziale, beneficiando dell'assenza di antagonisti naturali locali.

Fig. 17 - Principali predatori dei molluschi in Italia e in Grecia
Anche in Grecia, l'allevamento di cozze deve affrontare un'intensa pressione da parte dei predatori, attualmente prevalentemente indigeni. Proprio come in Italia, le lunghe file di cozze sospese nei ricchi golfi greci costituiscono una fonte di cibo facilmente accessibile per grandi banchi di orate selvatiche e tartarughe marine locali. L'unica difesa possibile è quella di collocare le cozze all'interno di reti protettive. Tuttavia, le autorità e gli allevatori greci stanno anche aumentando il livello di allerta per le specie non autoctone, monitorando la progressiva diffusione di specie esotiche come il granchio blu nei loro mari, che rischia di estendere i suoi danni agli ecosistemi greci.
In Spagna, nei produttivi estuari galiziani, i danni agli allevamenti di cozze sono chiaramente suddivisi tra predazione naturale e biofouling invasivo. Le cozze allevate sulle bateas sono state storicamente preda di specie autoctone come la stella marina (Asterias rubens) e varie specie di pesci costieri locali. Tuttavia, il problema più insidioso in quest'area oggi è legato all'espansione di specie incrostanti non autoctone, in particolare i tunicati asiatici (come la Styela clava) e specifiche macroalghe invasive. Questi organismi alieni non agiscono come predatori diretti, ma piuttosto entrano in una competizione vitale a livello spaziale e trofico con i bivalvi: depositandosi in massa sulle corde di allevamento, rallentano la crescita delle cozze e, sommando il proprio peso, finiscono per rompere le corde, facendole cadere sul fondo del mare.
In Francia e in Irlanda, nazioni con una forte tradizione di ostricoltura, le minacce assumono forme diverse negli ecosistemi intertidali, ma riflettono la stessa divisione. Da un lato ci sono i predatori autoctoni: le ostriche allevate in sacchetti sono tradizionalmente prese di mira da stelle marine, granchi verdi autoctoni (Carcinus maenas) e uccelli marini, il cui impatto viene mitigato con metodi tradizionali. Dall'altro, il settore è afflitto da parassiti e concorrenti non autoctoni. Un grave problema in Francia (e un rischio costante per l'Irlanda) è rappresentato dai gasteropodi esotici predatori, i cosiddetti "trapani delle ostriche", in particolare la specie asiatica invasiva Ocinebrellus inornatus, che può perforare il guscio dell'ostrica per consumarne i tessuti molli. Un'altra grave piaga aliena, ormai endemica in Bretagna e Normandia, è la crepidula (Crepidula fornicata): questo mollusco di origine nordamericana non preda direttamente i bivalvi, ma si comporta come un feroce concorrente spaziale, formando colonie dense e stratificate che alterano l'ecosistema bentonico e soffocano le ostriche.