Comprendere i mercati nazionali e internazionali dei molluschi bivalvi, comprese le tendenze e il comportamento dei consumatori

Modelli e strumenti di valorizzazione economica per la remunerazione dei servizi ecosistemici (Payments for Ecosystem Services - PES)

Il riconoscimento dei servizi ecosistemici forniti dai molluschi bivalvi d'allevamento sta diventando sempre più importante in Europa e nel mondo.

Questi organismi danno un contributo importante alla filtrazione dell'acqua di mare e all'eliminazione del carico organico in eccesso, all'aumento della biodiversità e alla fissazione di CO2, generando benefici che vanno oltre il valore commerciale del prodotto.

In Irlanda, dove le condizioni ambientali sono particolarmente favorevoli e il settore è già più avanzato dal punto di vista tecnologico, si stanno sviluppando iniziative per promuovere questi servizi attraverso certificazioni e progetti pilota.

In Francia, l'integrazione tra acquacoltura, sanità pubblica e ricerca scientifica e gestione ambientale è più avanzata e le collaborazioni tra produttori e autorità pubbliche sono sempre più frequenti. Questa consapevolezza non è ancora presente tra gli allevatori in Italia, Spagna e Grecia, e la questione non è ancora ampiamente dibattuta e non è considerata cruciale se non dai principali organismi scientifici del settore.

I Pagamenti per i Servizi Ecosistemici (PES) applicati all'allevamento di molluschi bivalvi rappresentano una delle frontiere più affascinanti e complesse per l'acquacoltura contemporanea dell'UE, costituendo un vero e proprio cambiamento di paradigma che vede l'allevatore trasformarsi da semplice produttore di cibo a custode attivo dell'ambiente costiero.

Questa consapevolezza dà origine alla grande opportunità dei PES, ovvero la possibilità di riconoscere e remunerare finanziariamente questi benefici, creando una fonte di reddito supplementare e diversificata per le imprese di acquacoltura. Questo sistema potrebbe non solo incentivare pratiche di gestione ancora più virtuose, ma anche migliorare drasticamente la percezione pubblica del settore, che è spesso erroneamente associato agli impatti negativi di altre forme di acquacoltura intensiva. Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica presenta sfide considerevoli.

La difficoltà principale risiede nella quantificazione e nella valutazione economica oggettiva di questi servizi ecosistemici. Calcolare i servizi ecosistemici forniti (creazione di habitat ed eliminazione dei nutrienti in eccesso) e assegnare loro un valore economico è talvolta fisicamente impossibile o richiede protocolli scientifici estremamente rigorosi, monitoraggio costante e modelli specifici per il sito, poiché, ad esempio, l'efficienza di filtraggio varia enormemente a seconda della specie, delle correnti, della temperatura dell'acqua e della stagionalità.

Inoltre, ad esempio, la questione del sequestro del carbonio nei bivalvi è ancora oggetto di dibattito accademico, poiché il processo di calcificazione per formare il guscio rilascia temporaneamente anidride carbonica, rendendo difficile la certificazione del bilancio netto. Oltre a queste incertezze scientifiche, esistono notevoli ostacoli burocratici ed economici: i costi di implementazione dei sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica (i cosiddetti costi di transazione) rischiano di essere così elevati da annullare il beneficio economico della sovvenzione stessa, escludendo di fatto i piccoli produttori che costituiscono la spina dorsale del settore in Europa.

 

Fig. 25 - I servizi ecosistemici possono essere monetizzati?

 

Un'altra questione fondamentale è la creazione del mercato e la definizione di meccanismi di remunerazione trasparenti: chi dovrebbe pagare per questi servizi? Sebbene si possa prevedere un intervento pubblico attraverso i fondi dell'UE, un sistema veramente scalabile e duraturo richiederebbe il coinvolgimento di capitali privati, magari attraverso mercati volontari per i crediti di azoto o di carbonio, che, tuttavia, necessitano di quadri normativi chiari, standardizzati e riconosciuti, ancora in fase puramente embrionale in Europa. Infine, c'è la questione del principio di "addizionalità", un requisito chiave di molti modelli PES: per giustificare il pagamento, le normative spesso richiedono la prova che il servizio ecosistemico sia un'aggiunta allo status quo e che non si verificherebbe senza l'incentivo finanziario, un concetto molto difficile da applicare e da far riconoscere a strutture agricole che potrebbero essere operative da decenni. Per questo motivo, sebbene l'interesse per i PES stia indubbiamente crescendo in tutti i Paesi europei come strumento per conciliare sviluppo economico e conservazione, la loro effettiva e diffusa implementazione richiederà un enorme sforzo congiunto in cui i ricercatori dovranno fornire dati inconfutabili, i legislatori dovranno semplificare e armonizzare i mercati dei crediti ambientali e gli operatori pubblici e privati dovranno collaborare per costruire un sistema equo e accessibile che ricompensi concretamente coloro che generano valore reale per l'ecosistema.

Altri strumenti di valorizzazione includono certificazioni ambientali, mercati volontari e partenariati pubblico-privato. Questi modelli possono contribuire a diversificare il reddito degli operatori e a promuovere la sostenibilità.